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Commento | La camorra cresce e cambia

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Leggi il commento di Marco Demarco
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test 2  ..
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test...
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L’autostop via app ? boom per il car pooling

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Il responsabile italiano di BlaBlaCar: ?Oggi sono 2,5 milioni gli utenti della piattaforma nel nostro Paese. Il 37% non guarda pi?  i feedback?....
grossi problemi

Davide
 
Ciao ragazzi, c'è stato un (per ora non identificato) pataract su hub.mrjive.eu
Non so che pesci pigliare, scriverò in seguito quando avrò dettagli più sensati da riportare e chiedere supporto :(

ciao

  davide
Italorum Retiacula
  
da quel che ho visto con l'ultimo grande aggiornamento (quello di versione intendo) un sacco di admin hanno avuto problemi. Bisogna sempre stare attenti ad aggiornare anche gli 'addons' contemporaneamente.
Italorum Retiacula
  
in generale quando si passa ad un cambiamento di versione ora ( usando MASTER) bisogna sempre  ricordarsi di fare aggiornamento  degli 'addons' per evitare il grande spauracchio bianco  ;) , questo perché gli addons nel grande  aggiornamento di versione passano ad un grande aggiornamento anche loro (tutto quello che era 'dev' diventa praticamente  'master' sia per hubzilla che per hubzilla-addons)
Davide
  
io faccio sempre git pull && cd addon && git pull.
Purtroppo pare che un update del db non sia andato a buon fine e non c'è stato verso di sistemare.
A questo aggiungi che il DB era di 2 giga (il che rendeva praticamente inspostabile il sito, e, ciliegina sulla torta, ho sbagliato un comando sul db e ora non ci sono più i post!! :)

Certo, ora il db è leggero ;)
Italorum Retiacula
  
La profezia avverata di Sciascia sui professionisti dell’antimafia

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Quello appena concluso è stato l’anno della caduta di alcuni «miti», in particolare personaggi simbolo della lotta alla criminalità finiti sotto processo
Italorum Retiacula
  
AAA Vendesi Resurrezione - Magazine

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Il fenomeno dell’ibernazione coinvolge anche alcuni italiani: uno di loro è già criopreservato e la
stessa sorte toccherà ad altri che hanno pagato decine di migliaia di euro. Le società conservano
già 200 corpi. Senza garanzie scientifiche, né economiche
Flusso
  
Carmilla on lineCarmilla on line escreveu a seguinte publicação Mon, 05 Dec 2016 17:00:41 -0200
Hanno pagato caro, ma non hanno ancora pagato tutto
Hanno pagato caro, ma non hanno ancora pagato tutto

di Sandro Moiso

Imagem/foto Si erano giocati tutto, convinti di vincere.
Hanno stravolto i vertici delle TV di Stato per impedire qualsiasi infiltrazione di dubbi sulla bontà della loro proposta politica ed economica. Hanno contribuito a cambiare anche i direttori di testate giornalistiche della Destra per accaparrarsene i favori. Hanno mentito, falsificato i dati economici e della Storia. Hanno portato in palma di mano camorristi e mafiosi e i progetti delle grandi opere inutili che più stavano loro a cuore.

Hanno insultato, denunciato, perseguitato, minacciato, coperto di infamia chiunque manifestasse il desiderio o anche solo l’idea di opporsi al loro progetto concentrazionario. Hanno promesso contratti pubblici che non contengono null’altro se non ulteriori fregature per i lavoratori. Hanno promesso denaro che non avrebbero mai avuto il coraggio di sequestrare davvero e in quantità adeguata per bonificare territori devastati da un’industrializzazione priva di regole.

Hanno preso per il culo milioni di giovani, lavoratori, disoccupati, inoccupati, pensionati sull’orlo del baratro con promesse inutili, ridicole e d offensive. Hanno riportato in auge i fasti mussoliniani e cercato di ridare fiato alle leggi promulgate tra il 1923 e il 1926.1 Hanno chiamato immaturi gli elettori che non la pensavano come loro. Hanno dichiarato che in alcuni casi è preferibile l’autoritarismo ad una democrazia che non giunga a realizzare i progetti della finanza internazionale e dei suoi lacchè.

Hanno mobilitato sessantottini putrefatti, lottacontinuisti venduti da decenni al miglior offerente, filosofi da strapazzo che discettando di moltitudini e populismi non hanno mai detto una parola chiara su ciò che occorreva davvero fare in questo referendum e spingendo così molti fiduciosi antagonisti a rincorrere stracci di ideologia e di bandiere come gli ignavi di Dante, senza nemmeno rendersi conto di ciò.

“Hanno” ho ripetuto, non “ha”.
Perché il bullo di Firenze non è stato altro che un pupazzo nelle mani di J.P. Morgan e dei grandi conglomerati finanziari. Prima di tutto questo, ancor prima che un rappresentante dell’europeismo. Sbandierato a tutto spiano per peggiorare le condizioni di esistenza e di lavoro di milioni di persone ancor prima che per rispettare alcune semplici norme di civiltà che pure in altri paesi ancora sussistono.

Un burattino sempre più disarticolato, petulante, odioso e animato dalle mani di altri che, almeno questo, alla fine hanno dovuto metterci la faccia: i grandi organi di informazione, finanziari e non; i banchieri di ogni nazionalità e risma; i giornalisti televisivi e i guru dell’informazione; i padri del Trattato di Maastricht; i grandi detentori di capitali già in fuga da anni e i manager capaci soltanto di trasferire la produzione e i marchi italiani all’estero.

Non vale la pena di citarli uno per uno, non per l’aberrante abitudine di usare il pronome “loro” dietro cui spesso si nascondono complottisti e seminatori di confusione che semplicemente servono da fasullo contraltare a coloro che abbiamo fin qui elencato, ma perché un antico e autorevole concittadino dell’ormai ex-primo ministro ci avrebbe suggerito: “non ragionar di loro, ma guarda e passa”.

Sono stati sepolti insieme al loro miserevole e piagnucoloso rappresentante.
E non lo sono stati dall’indicazione di partiti e movimenti sempre più contraddittori e opportunisti.
Non sono stati sepolti da una generica “ondata di destra”.
Sono stati respinti, cacciati, seppelliti da coloro che pensavano di aver ormai in pugno. Da coloro che pensavano di aver ormai completamente soggiogato, intimorito e piegato. Quelli che un’informazione ormai indegna di questo nome non sa che definire “populisti”.
Ma questi “populisti” hanno votato, dal Sud al Nord.

Sono tornati ad usare uno strumento di democrazia elettorale per sconfiggere l’antico e il morente. Come nel 1974, ai tempi del referendum sul divorzio e con risultati elettorali identici: 59% contro 41%. Soltanto che, paradossalmente, allora si era al culmine di una stagione di lotte che non aveva e non ha più avuto paragoni dal secondo dopoguerra ad oggi. Una stagione in cui le formazioni politiche di sinistra e di estrema sinistra si illudevano di avere un ruolo dirigente, mentre non erano altro che una funzione delle lotte in corso. Così come oggi gli sconfitti di cui non abbiamo fatto il nome, se non in un caso, non sono altro che una funzione del Capitale.

Non è stato colpito il cuore del sistema o, come diceva un tempo qualche formazione poi sconfitta dalla storia, dello Stato. Capitale e Stato non hanno un cuore o un centro, con buona pace di chi si ostina a seguire le vicende del Club Bilderberg o della Trilateral. Stato, club, grandi fondazioni internazionali sono anch’esse niente altro che funzioni del processo di valorizzazione del Capitale.
Un processo che, dopo aver fatto vittime e causato distruzioni in tre quarti del mondo per continuare ad ampliarsi e rimanere in vita, oggi è ritornato, con le conseguenze della globalizzazione e tutta la sua ferocia, là dove tutto era iniziato, nel cuore dell’imperialismo: Europa e Stati Uniti.

Ma lì ha resuscitato la sua nemica di sempre, la lotta di classe che, come l’Eroe mitico dai mille volti, gli si oppone in tutti i modi possibili: leciti e illeciti, dichiarati o confusi, pacifici e violenti, cinici e/o comunitari. Lì sta il nuovo. E lì è sempre stato.
E’ quello che Marx definì come “comunismo”: “il movimento reale che abolisce o stato di cose presenti”. Quello stesso Marx che, insieme al suo pari Engels, commise i suo errore più grossolano proprio nel Manifesto del Partito Comunista.

Laddove sull’onda dell’entusiasmo per le lotte di liberazione nazionale del 1848 europeo finì con l’attribuire meriti progressivi eccessivi ad una borghesia che non li aveva. Non li aveva perché ovunque li avesse avuti li aveva svolti sotto la spinta implacabile di masse anonime e diseredate che premevano e rappresentavano con la loro azione la rivoluzione sociale. Masse e compiti che avrebbe poi tradito subito dopo, appena si fossero placati i fervori rivoluzionari. A partire proprio dall’aprile del 1848 o del 1948, se vogliamo ricordare il tradimento e la sconfitta dell’unico movimento che abbia realmente dato origine all’attuale Costituzione italiana: quello armato e popolare resistenziale.

Ma quell’errore interpretativo di Marx ed Engels ancora si riflette nei vacui giudizi odierni sull’immaturità di coloro che si oppongono ai progetti “più avanzati” del Capitale. Nell’accusa di “conservatorismo” affibbiata tanto ai giovani che negli Stati Uniti hanno votato per Sanders come agli operai che hanno votato per Trump. La Modernità e il Progresso sembrano essere stati definiti una volta per tutte dalle necessità del Capitale e del suo Stato Nazionale e in tale chiave continuano a leggerla tanto i renziani ed i loro padrini, quanto le infinite sette di sinistra (da Lotta Comunista ai bordighisti, passando per tutte le sfumature del variegato microcosmo pseudo-marxista).

Ma questo voto non appartiene a nessuno. Lo ha detto bene Alessandra Daniele nell’articolo che precede questo. Non si illudano la Destra, la Lega, il Movimento 5 Stelle, la Sinistra del PD ed istituzionale di aver avuto davvero qualche merito nell’esito di questo voto. Certo, là dove ha vinto il Sì, Toscana ed Emilia, Massoneria e affarismo legato alle Coop hanno avuto qualche peso, ma non più sufficiente per governare un intero paese. Ed è anche straordinario lo scarso peso che Camorra e Mafia hanno avuto nel voto del Sud.

Imagem/foto Si sono ormai troppo radicate nel Nord finanziario ed industriale per poter pesare ancora troppo sulle regioni meridionali. In compenso il tessuto sociale del Nord è risultato essere più restio ad accettare le infiltrazioni mafiose nelle più normali attività quotidiane. Occorre dirlo: c’è un mondo di persone per bene, nel senso migliore della definizione, soprattutto giovani, che non ci sta più ad accettarne i dettami. Né al Nord né al Sud e ciò costituisce una novità di non poco conto nella attuale economia politica. Soprattutto nella Napoli di Luigi de Magistris (che, non dimentichiamolo, alla manifestazione nazionale dei movimenti contro il No a Roma ha parlato dal palco insieme a Nicoletta Dosio), dove probabilmente sta succedendo qualcosa di inaspettato e positivo.

I giovani non hanno votato per lo Young Pop, così come era stato definito dalla rivista Rolling Stone. E se dopo la Brexit la propaganda mediatica aveva insistito, qui in Italia, su un voto espresso da vecchi delusi contro giovani speranzosi, il voto referendari ha invece dimostrato che la maggior parte dei Sì è arrivata da un elettorato di età superiore ai cinquant’anni. Pensionati impauriti, militanti incartapecoriti e risparmiatori benestanti poco propensi a significativi cambiamenti sociali. Volevano la maggioranza silenziosa? L’hanno avuta.

Allo stesso tempo, però, l’analisi del voto ci dice che anche in Toscana il Sì ha trionfato a Firenze e ad Arezzo, ha vinto a Pistoia, Prato e Siena ma non nelle province di Pisa (dove ha sostanzialmente pareggiato) e di Lucca, Livorno, Massa e Carrara (dove ha vinto il No). Così pure il Sì ha vinto in Trentino Alto Adige, dove forse sarebbe ora di pareggiare i conti con la Storia, rimediando alla conquista italiana successiva alla Prima Guerra Mondiale e rendendo quei territori alla legittima nazione austro-tedesca. Poi stop e ben vengano le foto dei comitati per il No festanti in Piazza Maggiore a Bologna dove, per una volta è stata zittita l’anima pidista del capoluogo delle Coop, nonostante il risultato locale.Imagem/foto

Analisti politici e giornalisti asserviti cercheranno di attribuire percentuali di voto ai vari partiti o a Renzi, quasi si trattasse di proprietà private da spartire oppure di feudi divisi, come in Afghanistan, tra vicerè filo-occidentali locali privi di qualsiasi potere effettivo se non quello di rimanere rinchiusi nei loro fortini protetti da mercenari. Se questo è il disordine che alcuni temono ed altri minacciano ben venga. Per dirla con Mao, e almeno per una volta lasciatemelo fare, “grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”.

E non ci commuoveranno le lacrime e i discorsi patetici sulla famiglia e sul giocattolo rotto dei due Giulietta e Romeo delle tenebre dell’ormai ex-governo: ci muoveranno soltanto allo sghignazzo . Sì, proprio così, seppelliti da una colossale risata. In faccia al potere, ai fantocci del capitale e alle sue bamboline di pezza.

Ora arriveranno però le manovre e le minacce “più feroci” per intimorire ancora l’opinione pubblica e l’elettorato infedele. Le più prevedibili riguarderanno:

1) La minaccia del governo tecnico: quasi che del 2011 in avanti tutti i governi abbiano potuto essere qualcosa d’altro. Soprattutto l’ultimo.

2) Le banche. In un contesto in cui i piccoli risparmiatori sono già stati messi a dura prova dai provvedimenti europei (il bail in) e dalle spericolate operazioni di salvataggio messe in atto dal governo ai danni dei primi (Banca Etruria per citarne solo una), la minaccia che Monte dei Paschi possa saltare a seguito del voto appare davvero inutile e ridicola. Visto che, come affermano gli esperti finanziari, per MPS si tratta di “O tutto o niente. Non ci sono mezze misure nell’operazione di messa in sicurezza del Monte dei paschi di Siena, per come l’hanno pensata e organizzata i banchieri d’affari americani della JP Morgan in tandem con i super tecnici di Mediobanca. O tutti i pezzi del puzzle si incastrano al posto giusto e il Monte può ricominciare a crescere, oppure l’operazione di rafforzamento del capitale da 5 miliardi di euro salta e si dovrà ricorrere al tanto evocato spettro del bail in che prevede il sacrificio obbligatorio di azionisti e obbligazionisti della banca fino a un massimo di 13 miliardi di euro (l’8% di 160 miliardi di passività della banca). Come si è arrivati a questa situazione? I passaggi chiave risalgono al luglio scorso quando, a fronte di crescenti richieste da parte della Banca Centrale Europea sulla necessità di mettere in sicurezza del Monte dei Paschi, il premier Matteo Renzi, dopo numerose consultazioni in sede europea,ha scelto di non far intervenire lo Stato nel capitale della banca e dunque non procedere a un bail in, lasciando che la banca si affidasse alle cure di JP Morgan e Mediobanca. Insomma ha preferito la soluzione “privata” a quella “pubblica”, anche in seguito alle rassicurazioni che ricevette personalmente da Jamie Dimon, il gran capo del colosso americano, in un incontro riservato a Palazzo Chigi alla presenza di Vittorio Grilli, ex ministro del Tesoro del governo Monti e ora capo europeo proprio di JP Morgan”.2 Mentre le 8 banche a rischio di cui ha parlato il Financial Times nei giorni precedenti il referendum lo erano già prima, e da molto tempo.3

3) La gestione dei profughi e la difesa dei loro diritti davanti all’Europa. Certo, oggi che i “diritti umani” sembrano aver soffocato qualsiasi altra argomentazione,4 il governo Renzi sembrava essere il campione internazionale dei diritti umanitari. Bastava soltanto dimenticare non solo gli spropositati interessi delle Coop rosse e bianche nellagestione dell’”emergenza” (Buzzi e Carminati insegnano), ma anche il fatto che tale governo, impegnato nella Nato e impregnato di interessi petroliferi, è stato sempre comunque fautore di nuove guerre (Libia) e di spericolate alleanze con le forze che già sono alla base delle guerre che producono miseria , distruzione e profughi. Ma si sa, l’ipocrisia del potere non ha limiti.

4) Questioni quali: contratti , pensioni, promesse. Come dire “parole, parole, parole, soltanto parole”. Vuoti e fraudolenti, come quello per il pubblico impiego oppure autentici ladrocini a danno dei lavoratori come la proposta pensionistica denominata APE (unicamente destinata a favorire, ancora una volta, le banche). oppure le favolose proposte di lavoro per i giovani contenute nel job act e nell’uso dei vaucher per l’impiego.

5) La scomparsa di una sinistra di governo. Evviva! Considerato che è sempre stato questo tipo di Sinistra ad aprire le porte alla Destra e all’oppressione di qualsiasi autonome iniziativa di classe e/o di lotta contro l’attuale modo di produzione. Con le parole odierne di Marco Damilano, vicedirettore dell’Espresso, “Con lui c’è il suo partito, il Pd, azzerato da una campagna elettorale one-man-show e ora di nuovo dilaniato dalle divisioni. La maggioranza di Renzi non esiste, né sui territori né nel Paese e forse neppure in Parlamento. La minoranza Pd nella società italiana è ininfluente. Il partito ridotto a comitato elettorale dell’americano Jim Messina, il guru che ha fatto perdere tutti i suoi clienti, ha perso ogni contatto con la realtà”. La marmaglia che ha circondato Renzi nel suo governo continua a blaterare di un 40% di votanti che lo avrebbero sostenuto per poi sostenerlo ancora in futuro. Nossignori, la maggioranza silenziosa che vi ha dato il voto per paura o per abulica fedeltà già non vi appartiene più e alla prossima tornata elettorale questo Pd difficilmente raggiungerà un risultato a due cifre.

6) La richiesta di una nuova stretta alla Legge di Bilancio da parte della commissione europea e i possibili diktat della BCE. Già, come se fosse una novità. Il pretesto sbandierato dal 2011 in avanti per tagliare i diritti dei lavoratori, il servizio sanitario, l’istruzione e peggiorare le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza degli Italiani è operativo da cinque anni ormai e ha quasi smesso di fare paura. Continua a funzionare come giustificazione in alto, ma non altrettanto in basso. Il voto lo ha ampiamente dimostrato.

Certo, il cammino è ancora lungo, ma il sintomo di una ripresa di opposizione dal basso c’è stato in maniera evidentissima. Lo scontro infinito con l’impero finanziario e capitalistico è ricominciato e, anche se la finestra appena aperta potrebbe rapidamente rinchiudersi, sarebbe necessario non lasciarsi sfuggire l’occasione di rappresentare un’alternativa all’esistente Un primo picchetto è stato piantato. Proviamo ora a delineare un tracciato che non ripeta gli inutili errori e gli esempi funesti del passato. E, anche se l’uomo di fumo ha pregato gli zombi di rimanere in sella ad un azzoppatissimo cavallo ancora per qualche giorno, non è detto che la partita non possa riaprirsi già fin dalle prossime ore.
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Hanno pagato caro, ma non hanno ancora pagato tutto è un articolo pubblicato su Carmilla on line.


@Italorum Retiacula+
Flusso
  
HomeHome escreveu a seguinte publicação Mon, 05 Dec 2016 12:52:54 -0200

Vinta una battaglia, la guerra continua
di Redazione Contropiano
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E anche Renzi è stato rottamato.
La vittoria del NO alla controriforma costituzionale, pur in qualche modo prevista, ha assunto subito dimensioni straordinarie, tale da rendere impossibile qualsiasi tentativo di restare al comando di una compagine governativa che aveva ormai assunto l'aspetto e i comportamento di una banda di rapinatori-piazzisti.

Lo stesso discorsetto d'addio ha dipinto plasticamente la nullità del personaggio, che ha ammesso soltanto di non aver saputo vendere il prodotto – la riforma costituzionale – che qualcun altro (Napolitano) aveva malamente confezionato.

Siamo felici di aver attivamente partecipato a questa battaglia vincente con uno sciopero generale riuscito al di là delle pur ambiziose speranze, una manifestazione nazionale – il 22 ottobre – che aveva dato volto e corpo al NO SOCIALE, e poi centinaia di iniziative, volantinaggi, lavoro di strada… Fino al festoso “assedio” di Palazzo Chigi di domenica sera, in cui ha brillato l'assenza dei “Comitati per il NO” ufficiali, rimasti al chiuso delle sedi ad attendere un risultato che non si aspettavano, lontani – come sempre – da chi è costretto a subire le conseguenze delle scelte politiche e antipopolari.


@Italorum Retiacula+
Flusso
  
Flusso
  
HomeHome escreveu a seguinte publicação Mon, 05 Dec 2016 08:01:37 -0200
Si aspettava una tempesta, ma è uno tsunami

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C’è poco da interpretare: il risultato parla da solo.
Quasi il 60% degli italiani hanno respinto l’orribile proposta di riforma costituzionale e, insieme, hanno bocciato il governo Renzi rottamandolo.
La cosa più rilevante è l’alta (altissima, dati i tempi) soglia di partecipazione al voto che ha segnato il ritorno di molti elettori alle urne dall’area dell’astensione.

Come dire Io non voto, ma se si tratta di mandare a casa quel cialtrone, ci sono.
...
Un grazie speciale lo dobbiamo all’elettorato giovanile (quello da 18 a 34 anni) che è quello che ha trainato il risultato con quasi un 70% di NO!...


@Italorum Retiacula+
Manuel
  
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Flusso
  
DavidDavid escreveu a seguinte publicação Mon, 05 Dec 2016 06:38:06 -0200
#Ciaone

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Non coglieremmo il senso di questo referendum se restringessimo la visuale su Renzi o la Costituzione. A dispetto dell’ideologia tecnocratica che vorrebbe disattivare il significato politico dei processi rappresentativi – elettorali o meno – ogni elezione è un’elezione politica, nel suo senso più profondo e generale. Ogni scontro particolare racchiude una frattura fra una sinistra e una destra, fra una visione del mondo e un’altra. La sconfitta del management renziano piddista non è (solo) una battuta d’arresto nel processo di revisione istituzionale del paese, ma l’ennesimo atto di rifiuto popolare verso il potere liberista, qualsiasi forma questo prenda e sotto qualsiasi veste questo si presenti. La vittoria del No è allora in scia del No al referendum greco del 2015; della vittoria della Brexit la scorsa estate; della vittoria di Trump il mese scorso. E, più in generale, dell’affermazione dei populismi di destra, come il Front national in Francia; di “centro”, come il M5S in Italia; o di “sinistra”, come Podemos in Spagna o il temporaneo successo di Bernie Sanders negli Usa. E’ un mondo della rappresentanza e delle istanze della politica che si sta trasformando davanti ai nostri occhi, lasciando la sinistra sempre più spaesata, succube di riferimenti politici ormai completamente disattivati. E’ la forza delle masse che hanno reciso ogni forma “ordinaria” della partecipazione politica, che si esprimono a volte non votando, altre mandando un segnale dirompente di rifiuto dell’establishment politico-economico, qualsiasi forma questo prenda, di destra o di “centrosinistra”.

Chiaramente, il fronte del No compattava un’accozzaglia (è proprio il caso di dirlo) politica che definire eterogenea è poco. Ma il dato centrale su cui andrebbe aperta una riflessione (e che alcuni iniziano a fare, come Carlo Formenti ma non solo), è che l’accozzaglia politica del fronte del No non ha determinato l’orientamento elettorale della popolazione, ma si è accodata ad un sentimento di rifiuto popolare verso le istituzioni, i loro rappresentanti, i loro referenti economici e burocratici tanto nazionali quanto europeisti. Partiti e movimenti politici non hanno niente da proporre a questo sentimento popolare, se non tentare di volta in volta d’intestarsi una vittoria che però non ha rappresentanze politiche adeguate. E’ il tempo, oggi più che mai, di lavorare dentro questo sentimento popolare, che è un sentimento di classe e non solo, che somma ragioni progressive e regressive, ma che andrebbe sfruttato per quello che può produrre: una rottura, forse ambivalente, con lo status quo liberista. Fuori da questa ambivalenza c’è il consolidamento ordoliberale, non altro. Eppure siamo ben lontani ancora dall’apprendere questo semplice principio di realtà che disfa materialmente le convinzioni ideologiche di tanta sinistra. Mentre la storia, quella materiale, fatta di rapporti di forza e contraddizioni di classe, sfila sotto gli occhi di pensosi analisti della politica persi per le campagne inglesi a chiedere l’età dei votanti della middle class reazionaria, contenti di aver scoperto che dietro Farage o Trump non c’è il socialismo, il “populismo”, nelle sue varie forme, correnti e dimensioni, s’intesta le ragioni dell’opposizione al liberismo europeista e campa di rendita per manifesta inferiorità dei potenziali contendenti politici. L’importante però è fare luce su Trump che in realtà non è un comunista sotto mentite spoglie, o scoprire che un No al referendum non conduce automaticamente alla rivoluzione.

Non è stato un voto in difesa della Costituzione. Laddove questo mito resiste, come in Toscana o in Emilia Romagna, ha vinto il Si, non a caso. E’ stata una mobilitazione di massa contro il Pd. Sarebbe stato uguale se al governo ci fosse stata Forza Italia però, perché il nodo non è questo o quel soggetto politico, ma il campo che questi soggetti, tutti insieme, rappresentano: il campo del liberismo europeista, dunque il campo della nemicità popolare. Oggi, giorno in cui il dato è davvero lampante, c’è un baratro davanti a noi: o stiamo dalla parte del “popolo” – nelle sue contraddittorie, multiformi e ambivalenti forme – o stiamo dalla parte delle élite sociali, politiche, culturali e finanziarie. Tertium non datur. Non è roba per palati fini: è la politica.


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Flusso
  
Carmilla on lineCarmilla on line escreveu a seguinte publicação Mon, 05 Dec 2016 03:00:20 -0200
CAZZARGEDDON
CAZZARGEDDON

di Alessandra Daniele

Imagem/fotoCon una schiacciante maggioranza di No, oggi l’Italia ha finalmente rottamato la grottesca Cazzariforma di Renzi, insieme alle sue altrettanto grottesche velleità napoleoniche.
Una controriforma fascistoide scritta col culo, sulla quale Renzi aveva (infatti) messo la faccia, e che in faccia gli è esplosa, punendo la petulante arroganza padronale sua e dei suoi pupazzi animati con una sconfitta devastante quanto meritata.
L’Apocalisse del Cazzaro è cominciata.
Non gli sono bastati ricatti, minacce, propaganda asfissiante, media collusi e servili, losche ingerenze straniere, clientele para-mafiose, abusi, manipolazioni e menzogne di ogni genere, per far digerire a un paese già stufo e schifato l’ennesima porcata di regime. La Sostituzione della Repubblica con una rozza monarchia padronale.
Nonostante il patetico tentativo di spacciare questa ripugnante restaurazione golpista per un Rinnovamento, è rimasto sempre ben chiaro cosa votasse davvero la Casta, quale fosse il vero voto di Castità.
E così, ancora una volta, i disegni delle tecnocrazie finanziarie nazionali e internazionali, e i loro esecutori, sono stati spazzati via dall’onda crescente dell’incazzatura popolare.
Questa vittoria non appartiene a nessuno dei cacicchi vecchi e nuovi che cercheranno di intestarsela, né alle loro bandiere, appartiene a quel popolo che s’è rotto i coglioni d’essere trattato come merce.Questa vittoria è nostra, e non dobbiamo farcela portare via.

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CAZZARGEDDON è un articolo pubblicato su Carmilla on line.


@Italorum Retiacula+
Flusso
  
Carmilla on lineCarmilla on line escreveu a seguinte publicação Sun, 04 Dec 2016 08:00:11 -0200
Pro Memoria
Pro Memoria

di Alessandra Daniele

Oggi si vota per decidere se buttare nel cesso la Costituzione antifascista, e sostituirla con lo scontrino della spesa da 80€ di Pina Picierno.

A noi oggi basta un NO.
Approfittiamone, finché siamo ancora in tempo.

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Pro Memoria è un articolo pubblicato su Carmilla on line.


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Comune-infoComune-info escreveu a seguinte publicação Sat, 03 Dec 2016 14:17:41 -0200
Il referenzum e il nostro potere
Il referenzum e il nostro potere

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Fonte: C’è chi dice No

di Rosaria Gasparro*

Stupefacente. Un’overdose renziana inoculata con metodo pervasivo, con la complicità pressoché totale dei mezzi di informazione, nella convinzione che la ripetizione ossessiva dei pensieri della propria parte, osannati come crescita e cambiamento, esibiti con spocchia ottimistica e minacciosa, con la manipolazione disinvolta dei dati reali, diventi verità non per ragionamento o “in forza di una dimostrazione lucida e palpabile” come direbbe il filosofo-poeta, ma per assuefazione.

Un convincimento per somministrazione crescente di sostanze ingannevoli a cui vogliono abituarci, perché a furia di ridire le cose, le bugie si sa che poi diventano verità. Un monopolio degli spazi e dei mezzi gestito da un uomo solo nella commistione del suo doppio ruolo, presidente del consiglio e segretario di partito, uomo di governo ed opposizione, casta e populismo. Non si è fatto mancare niente. Dall’appoggio di Obama, Merkel, Junker, Schröeder, Napolitano, Prodi e la Fornero, a quello di banche e agenzie di rating, Confindustria, JP Morgan, Standard&Poor’s, Goldman Sachs, Banca Centrale Europea, Deutche Bank; dai multimilionari come Marchionne e Briatore agli uomini di spettacolo e cultura, come Sorrentini e Benigni, Cacciari e Villari; dalla totalità della stampa (tranne Il Fatto quotidiano e il manifesto) all’apologia delle clientele di De Luca, promosso a Commissario e non rimosso per questo suo metodo.

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SIAMO IN TRAPPOLA. COSA POSSIAMO FARE? FRANCO BERARDI BIFO

LA RICCHEZA DEI MOVIMENTI ALESSANDRA ALGOSTINO

Nel frattempo ci dicono che è cresciuto il Pil, che la disoccupazione è diminuita, che se vince il sì viene sconfitto il cancro, che la sanità migliora, che la corruzione sparisce, che ci sarà crescita e sviluppo, che saremo tutti giovani, felici e belli. Bonus ai diciottenni, aumentino ai pensionati e dopo sette anni senza ecco che arriva tempestivo sul filo del referenzum il contratto per gli statali. La campagna acquisti è completa.

Questa mattina al mercato il venditore diceva che questo si crede un Re, che lui avrebbe votato no. Anche le donne che stavano lì la pensavano come lui. Ma che bisogno c’era di questa riforma? Quando vogliono le cose le fanno e si mettono d’accordo in quattro e quattr’otto.

Al bar M. ci dice che noi del No stiamo con Berlusconi e non proviamo disagio. No, non ne proviamo. Per la legge costituente dovremmo essere in tanti e diversi, altrimenti è la Costituzione di una sola parte. Intanto, un risultato già c’è, siamo divisi e incattiviti. Le prove generali sono già state fatte nella scuola: gli uni contro gli altri, dirigenti contro docenti, insegnanti contro insegnanti, genitori contro maestri. La democrazia diminuita, la collegialità appesa al volere e all’arbitrio di chi comanda, lo stato di controllo e sanzione.

Se vinceranno non sarà soppresso il Senato, saremo più realisticamente soppressi noi come volontà e partecipazione. Se vinceranno il risultato sarà la Costituzione della discordia, fondata sulla protervia di una minoranza che governa, sull’arroganza di un uomo solo.

Il nostro potere è dire no.

* Insegnante, ha aderito alla campagna [b]Facciamo Comune insieme[/b]


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Comune-infoComune-info escreveu a seguinte publicação Mon, 28 Nov 2016 08:41:19 -0200
Quattro ragioni per gridare No
Quattro ragioni per gridare No

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di Francesco Gesualdi

Il 4 dicembre voterò no alla modifica costituzionale, perché è un regalo al mondo degli affari contro i cittadini. L’impegno di banche, assicurazioni, multinazionali e delle loro rappresentanze, per convincerci ad accettarla, né è una riprova.

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In sintesi ecco le ragioni per cui a me non piace per niente e a loro, invece, piace così tanto:
  • Accresce il potere delle lobby. La riforma espropria le regioni di importanti competenze economiche, fra cui le grandi opere e la produzione energetica, per portarle sotto controllo statale. In conclusione per ottenere provvedimenti favorevoli ai propri affari, le grandi industrie di costruzioni e di estrazione energetica, non avranno più da fare anticamera in 20 regioni diverse, ma presso un unico ufficio: quello di Palazzo Chigi. Un unico organismo si condiziona sempre meglio di 20, specie se i partiti che ci stanno dietro sono già sotto scacco perché vivono di contributi elargiti dalle imprese.
  • Velocizza le leggi al servizio degli affari. Salvo poche eccezioni, la riforma riserva il potere legislativo alla sola Camera dei deputati. Il senato ha solo facoltà di commento. In un momento di grandi trasformazioni tecnologiche, le imprese hanno bisogno di rapidi passaggi legislativi per adeguare le norme alla tecnologia che avanza. Del resto la litania la conosciamo: la riforma è per la crescita. Serve, cioè, per creare un contesto attraente per le imprese. E oltre alle riforme per abbattere salari, diritti dei lavoratori, imposte sui profitti, servono leggi rapide per consentire l’uso di tecnologie che rompono con abitudini radicate, con profonde convinzioni morali, con una certa idea di sicurezza, con i rapporti interpersonali. Alcuni esempi sono l’uso dei robot in ambito produttivo e civile, il ricorso sempre più esteso alla bioingegnieria e alla procreazione artificiale, la circolazione dei droni a fini commerciali, le questioni legate a internet. In un contesto tanto amichevole per loro, a destra come a sinistra, le imprese non hanno nessuna difficoltà a fare inserire i loro desiderata nei programmi di governo e garantire automaticamente una corsia di approvazione privilegiata ai loro provvedimenti. Lo stabilisce la norma sul voto a data certa. Ma oltre a nuove regole per l’adozione di nuove tecnologie, le imprese hanno anche bisogno di approvazioni celeri dei trattati internazionali, che ormai si stipulano quasi esclusivamente per creare mercati più vasti e tutelare l’interesse delle imprese contro le leggi che pongono divieti agli affari in nome della salute e dell’ambiente. L’esclusione del Senato dalla ratifica dei trattati internazionali oltre a essere una garanzia di celerità, riduce i rischi di bocciature.
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Corteo a Roma dei movimenti territoriali per il No al referendum
  • Ignora le peculiarità locali per garantire contesti legislativi uniformi a livello nazionale. Riducendo i livelli regionali a meri amministratori di politiche decise a livello statale, la riforma risponde a un’esigenza di fondo delle imprese che è quello dell’omologazione legislativa. Per le imprese è strategico disporre di un unico mercato con uniche regole perché la pluralità di regole, diversificate per territorio, le costringe a una pluralità di strategie produttive, sociali, fiscali, amministrative, che significano aumento di personale e quindi di costi. E’ significativo che anche la sicurezza sul lavoro sia stata riportata sotto controllo statale. Le imprese sognano un mondo con le stesse regole sanitarie, ambientali, sociali, in modo da standardizzare al massimo la produzione e le procedure amministrative. La standardizzazione abbatte i costi, la diversificazione li accresce. In base a questo principio i panini di McDonald’s sono gli stessi da un capo all’altro del mondo. Non a caso le imprese spingono per trattati internazionali che armonizzano le legislazioni nei paesi firmatari, esattamente come vorrebbero fare con il TTIP. La riforma costituzionale è un passo in questa direzione eliminando le diversificazioni in ambito nazionale.
  • Rende più difficile la partecipazione e la resistenza popolare. Lo dimostra la decisione di sottrarre il senato al voto popolare e di riportare un numero crescenti di competenze dalla periferia al centro. Più i centri decisionali si allontano dai territori, più diventa difficile organizzare il controllo e la pressione popolare per opporsi ai provvedimenti dannosi da un punto di vista sociale, sanitario, ambientale. Del resto “la licenza di protestare se vengono proposte modifiche sgradite dello status quo” è uno dei punti che JP Morgan ha messo sotto accusa nel documento del maggio 2013. Ed ecco la richiesta ai paesi del Sud Europa di sbarazzarsi di costituzioni socialisteggianti se vogliono attrarre gli investimenti. Ma a questo punto una domanda si pone: a che serve attrarre investimenti per ottenere nuovi posti di lavoro se dobbiamo pagarli al prezzo della vita e della libertà?


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Carmilla on lineCarmilla on line escreveu a seguinte publicação Sun, 27 Nov 2016 18:06:21 -0200
Gli Scritti Cazzari
Gli Scritti Cazzari

di Alessandra Daniele

Imagem/fotoIl panico per l’eventuale sconfitta al referendum ha trasformato Renzi in uno spambot. Da settimane spedisce agli italiani pacchi di junk mail, lettere piene di promesse credibili quanto l’allungamento del pene.
Visto che evidentemente non bastano a spacciare la sua Cazzariforma autoritaria e truffaldina, Renzi passerà alle minacce esplicite.
Lettere minatore del tipo “Ricordati che sappiamo dove abiti, e questa busta lo dimostra”.
Finte cartelle Equitalia che annunciano un ritorno con una pesante tassa sulla seconda Camera se non rinunceremo al nostro diritto costituzionale di eleggerla.
Mail di phishing con scritto “Se vince il No, la password del tuo account bancario verrà craccata dagli hacker cinesi. Clicca qui per votare Sì”.
Biglietti sul parabrezza che dicono “I know what you did last summer. Se non voti Sì lo racconto a tutti”.
Poi passerà agli raffiche di sms e alle telefonate notturne come uno stalker a tutti gli effetti.
Il Cazzaro suda freddo perché sa che una sconfitta significherebbe quasi certamente la fine del suo governo, perché verrebbe scaricato innanzitutto dai suoi mandanti come sicario inefficiente.
La personalizzazione del referendum in realtà non è qualcosa che Renzi possa evitare. Chi l’ha incaricato di questo democraticidio non gli perdonerà un altro fallimento. Né a lui, né alla sua cricca di petulanti cortigiani spocchiosi quanto incapaci, che pretendono di cambiare la Costituzione palesemente sotto dettatura, visto che da soli non saprebbero cambiare nemmeno il toner della stampante.
E così il premier DC, Democazzaro, s’affanna a cercare di travestire la sua controriforma da Rinnovamento, che è un po’ come travestire De Luca da Lolita.
Sotto il cerone renziano, Vincenzo De Luca è il vero volto del PD.
Il vero volto di questa controriforma borbonica.
Così giovane da essere stata compilata col novantenne Napolitano, e l’ottantenne Berlusconi che adesso finge di opporvisi, mentre tutte le sue reti continuano a fare propaganda per il Sì, insieme a tutto il Capitale nazionale e internazionale, da Marchionne e Briatore, a Goldman Sachs e JP Morgan che l’ha praticamente commissionata.
Una controriforma così democratica che grazie al premio di maggioranza del Cazzarum, l’incombente legge elettorale renziana, consegnerà ad un partito votato da circa 2 italiani su 10 la maggioranza assoluta d’una Camera di nominati, il controllo della Corte Costituzionale, del Consiglio Superiore della Magistratura, della Rai, di tutte le Authority (dite ciao alla vostra Privacy), d’un Incasenato, cioè un Senato incasinato concepito apposta per non funzionare e all’occorrenza bloccare tutto il sistema, nonché di tutte le regioni a statuto ordinario, che per la clausola di supremazia governativa non potranno più decidere nemmeno di rifiutare una catena di inceneritori sul loro territorio.
Un vero e proprio golpe di fatto.
Che deve essere fermato.
Per avere questa Costituzione c’è chi ha combattuto, ed è morto.
A noi per adesso basta un No. Approfittiamone, prima che sia troppo tardi.

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Gli Scritti Cazzari è un articolo pubblicato su Carmilla on line.


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